venerdì 15 gennaio 2010

Che palle queste continue mediazioni!

Un messaggio positivo e un sassolino nella scarpa. La coalizione va bene e siamo forti. Questo il messaggio che Silvio Berlusconi ha voluto ribadire nei diversi colloqui avuti stamattina a palazzo Grazioli durante i quali, però, è voluto tornare a parlare dell’incontro di ieri con il presidente della Camera Gianfranco Fini lamentando i troppi paletti tra i quali è costretto a lavorare. Ma quest'ultimo, in occasione della presentazione del suo libro Il futuro della libertà, ha ribadito: "Le differenze sono il sale del confronto e della dialettica".
Pur confermando l’impegno per una maggiore concertazione, nel suo ragionamento il Cavaliere avrebbe infatti messo in evidenza quanto sia difficile dover sempre fare una continua mediazione con il co-fondatore del partito. "Io - avrebbe detto - da imprenditore sono abituato a decidere da solo, che noia queste mediazioni". Un modo di operare,sarebbe stato il suo ragionamento, che rallenta il lavoro del governo. Ma la coalizione resta comunque forte.
Parlando delle regionali, infine, il Cavaliere sarebbe tornato sul "caso" Udc. Il presidente del Consiglio avrebbe nuovamente espresso il suo malumore per la cosiddetta politica dei due forni messa in campo dai centristi. Un modo di fare ambiguo, sarebbe la convinzione del premier, che potrebbe incidere negativamente sull’elettorato del centrodestra. "Noi abbiamo una tabella di marcia precisa - avrebbe ricordato ai presenti - che prevede la presentazione di un programma e di un candidato. Fare alleanze diverse - è la sua preoccupazione - rischia di essere visto dalla nostra gente come un passo indietro".

giovedì 14 gennaio 2010

Silvio e Fini finalmente a pranzo insieme!

E' arrivato il momento della vertà. E' durato circa due ore il pranzo a Montecitorio fra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il premier Silvio Berlusconi. All’incontro era presente anche il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa,che lasciando l'incontro ha assicurato: "D'ora in poi ci sarà una maggiore concertazione". Bocciata la posizione dell'Udc alle Regionali: "E' inaccettabile".
L’atteso faccia a faccia è arrivato dopo mesi di frizioni fra i due leader e servirà ad affrontare i nodi politici nel partito e nella maggioranza, anche in vista delle prossime elezioni regionali. Una ricognizione a 360 gradi su giustizia, equilibri nel Pdl, agenda di governo, regionali, innesti al governo di nuovi sottosegretari (si è parlato di Daniela Santanchè e dell’ex aennino Andrea Augello) alleanze con l’Udc e molto altro ancora. "Ci sarà un maggior coinvolgimento, compatibilmente con il suo ruolo, per il presidente Fini nella struttura rappresentativa del partito", ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine del pranzo. Questo si tradurrà, ha aggiunto il coordinatore del Pdl, anche in più "incontri tra i due co-fondatori del Pdl", ma soprattutto "un impegno per una maggiore concertazione". Tra i temi dell’incontro anche la linea dell’Udc alle regionali: "Fini e Berlusconi sono concordi nel contestare la linea dell’Udc, la politica del doppio forno per noi è inaccettabile".

martedì 12 gennaio 2010

Leggi ad libertatem non ad personam.

Dopo quasi un mese di convalescenza, in seguito all'aggressione subita a Milano il 13 dicembre, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna al lavoro. Appena giunto a Palazzo Grazioli, il premier ha confermato: "Spero di fare la riforma sul fisco entro quest'anno". Sulla giustizia, il premier ha respinto seccamente l'invito di Pier Luigi Bersani a sgombrare il campo da leggi ad personam. "Sono leggi ad libertatem - ha detto - e mi indigno soltanto a sentire queste cose. E non voglio indignarmi". Ai giornalisti che chiedevano se l'immunità potesse essere una strada percorribile, Berlusconi ha risposto: "Non lo so".
Con Fini? "Non ci sono problemi, collaborazione leale". Vertice a Palazzo Grazioli con stato maggiore Pdl e ministro Alfano. Nel pomeriggio l'incontro con Napolitano.

lunedì 11 gennaio 2010

Ben tornato Silvio! Ci mancavano le tue battute.

Ad attenderlo a palazzo Grazioli ci sono decine di fotografi e telecamere. Il premier non resiste alla voglia di scendere dall'auto e mostrarsi in pubblico dopo le settimane di convalescenza dovute all'aggressione subita a Milano e mostra il viso: "Avete visto, ho un segnetto appena qui - ha detto indicandosi lo zigomo sinistro - e uno qua", ha aggiunto indicando il labbro superiore. "Però ho fatto dei muscoli fortissimi...", dice ridendo e mostrando i bicipiti. Insomma, "ho pochissimi segni" e l'unico rimpianto è per i denti: "Peccato per il dente, dovrò fare un impianto". Qualcuno ha chiesto al premier se la statuetta del Duomo che gli è stata tirata fosse tanto dura, e Berlusconi ne approfitta per una battuta: "Hanno perso di valore...te le tirano dietro...". Anche in questa occasione il premier ha indossato il giaccone della Federazione russa: "Questo me l'ha regalato Putin", ha raccontato ai giovani del Pdl mostrando il simbolo e la bandiera della Federazione russa cuciti sul petto e sulla manica.

domenica 10 gennaio 2010

Torno al lavoro per realizzare le riforme che interessano il Paese.

"Sogno una vera riforma tributaria. Come quella che avevamo immaginato nel ’94. Con due sole aliquote. E adesso stiamo studiando tutte le possibilita’ per realizzarla". Lo ha affermato il presidente Berlusconi in un colloquio con ’Repubblica’ durante il quale ha annunciato che dal 12 gennaio sara’ a Palazzo Chigi per "riannodare tutti i fili" politici."Credo che si debba in primo luogo riprendere il lavoro ordinario del governo. Da lunedi’ saro’ a Palazzo Chigi e riannodero’ tutti i fili. Ho intenzione in primo luogo di incontrare il presidente della Repubblica. Parlero’ con tutti i ministri e mi confrontero’ con i gruppi parlamentari e gli organismi dirigenti della maggioranza.""Ci sono delle emergenze. Come la riforma tributaria, la riforma della giustizia e la riforma istituzionale. Con Tremonti stiamo studiando una riforma tributaria. Un progetto che avevamo indicato gia’ nel 1994. Noi vogliamo un sistema che dia ordine, che sia meno confuso. Che non obblighi i contribuenti a rivolgersi al commercialista per pagare le tasse. Serve una semplificazione complessiva. Stiamo studiando tutte le possibilita’ per arrivare alla fine a questo sistema. Sarebbe piu’ razionale. Di certo, non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa e’ l’unica cosa impossibile".
"Al Paese interessano le riforme. Noi stiamo uscendo da una crisi economica che ci e’ venuta addosso. Una crisi davvero straordinaria che non ha colpito solo noi. Un crollo da cui ci stiamo risollevando, anche prima degli altri. E dobbiamo fare in modo che tutti escano da questa situazione. Il 2010 e’ l’anno in cui possiamo uscire definitivamente dalla crisi. Dobbiamo procedere con attenzione. Sappiamo che ripartiamo ogni anno con 8 miliardi di interessi passivi. Una cifra impressionante. Noi, pero’, sappiamo che a questo punto non torneremo indietro. Ma forse le ho detto pure troppo".

martedì 5 gennaio 2010

"Alternativi alla sinistra": patto tradito da Casini.

Il leader dell'Udc ha tradito l'atto fondativo del suo partito, che prevedeva la collocazione nel centrodestra. E adesso gioca su più tavoli per le regionali : troppa ambiguità. Casini, il damerino dei valzer politici che fa solo giravolte.

di Paola Setti
E fu così che le parole d’ordine divennero le ultime parole famose. «Alternativo alla sinistra» e «saldamente collocato all’interno della Casa delle libertà e del Ppe», diceva il documento fondativo dell’Udc per definire e insieme dare la linea al nuovo partito.
Era il 2 febbraio del 2002. Il Ccd di Pier Ferdinando Casini, il Cdu di Rocco Buttiglione e la Democrazia europea dell’ex sindacalista Sergio D’Antoni decisero di unire le forze e approvarono il Manifesto di un ambizioso progetto politico. L’Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro avrebbe visto ufficialmente la luce con il congresso del successivo 6 dicembre, che ne avrebbe assegnato la guida a Marco Follini. Vista la sorte del primo segretario, che dopo aver fatto cadere il governo Berlusconi salutò i vecchi amici per abbracciare i compagni del Pd, magari si poteva pure intuire come sarebbe andata a finire. Allora però chi se lo sarebbe immaginato, che il partito che sognava di diventare «il Ppe italiano» sarebbe finito così, a elemosinare assessorati più a manca che a destra. Riletto oggi, l’atto costitutivo, pubblicato con autorevolezza dal gruppo al Senato, mica dalle edizioni Paoline, farebbe ridere se la situazione non fosse grave e pure piuttosto seria. Con Casini che alle Politiche corre da solo e alle Regionali si allea con il centrosinistra senza che il partito sia mai stato chiamato a votare la svolta, o almeno a correggere l’originario documento programmatico.
Punto uno di 69: «Il 2 febbraio i Consigli nazionali del Ccd-Cdu e De hanno approvato il Manifesto del nuovo soggetto politico, l’Unione dei Democraticicristiani e democratici di centro, alternativo alla sinistra e saldamente collocato all’interno della Casa delle libertà e del Ppe».
Basterebbe questo, ma non basta. Perché il concetto viene ripreso e ampliato in svariati passaggi, roba da tormentone. Così, per dire, al punto 6 il centro «sa di essere alternativo alla sinistra» e sì certo, anche «non subordinato alla destra», ma intanto «afferma la propria identità democratico cristiana e liberal-democratica», alzi la mano chi si è mai sentito così nel Pd e nel mare magnum della Sinistra. Al punto 11 i padri dell’Udc prendono atto che «nella Casa delle libertà esistono valori e battaglie che giustificano una nostra specifica identità politica», e l’elenco è esilarante, là dove oggi Casini accusa il premier e fondatore della Cdl, Silvio Berlusconi, di non rispettare le istituzioni, ma allora il suo partito nasceva lodandone «la moderazione e il senso delle istituzioni», passando per «il solidarismo e l’europeismo».
Ce ne sarebbe abbastanza per fare la rivoluzione, ma non si può, perché l’Udc non fa congressi da un numero di anni sufficiente a non trovare spazi di confronto, roba da rimpiangere le lunghe notti di caffè e sigarette e sudore e strepiti della vecchia Dc. L’unica è andarsene, e infatti in molti hanno già fatto i bagagli. Fra i primi, proprio l’autore dell’atto costitutivo del partito, «e di tutti i testi programmatici» segnala Pierluigi Pollini: il professore che per trent’anni è stato l’«ideologo» di Buttiglione e che oggi è dirigente dei Popolari-Liberali di Carlo Giovanardi. «Viste le premesse, è un po’ come se oggi Berlusconi si alleasse con il Pd - lamenta -. Avrebbe avuto un senso, forse, la proposta di Buttiglione di correre da soli dappertutto, per portare alle estreme conseguenze l’idea di destrutturare il bipolarismo. Ma alleandosi con la sinistra Casini tradisce l’Udc, fra l’altro con metodo monarchico e padronale, visto che la svolta non è stata votata in un congresso».
Quel documento di otto anni fa, adesso fa da prefazione al libro che Pollini ha scritto con Giovanardi, «I Popolari-Liberali nel Pdl. Le ragioni di una scelta fatta in tempi non sospetti». L’attuale sottosegretario alla presidenza, quando lasciò l’Udc si beccò l’accusa di «tradire per la poltrona». Lui. Adesso si toglie almeno un sassolino dalla scarpa: «Mentre il Pdl, accusato di antidemocraticità interna, diventa sempre più democratico con il tesseramento e i congressi, l’Udc fa il percorso inverso, e straccia ogni regola democratica interna».

venerdì 1 gennaio 2010

Prima uscita di Berlusconi: visita in un ipermercato.

Prima uscita pubblica per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo l'aggressione del 13 dicembre in piazza Duomo a Milano. Il premier, infatti, nel pomeriggio si è concesso un giro fra i negozi nel centro commerciale IlGigante di Villasanta, in Brianza. "E' arrivato verso le 16 e si è fermato quasi due ore", racconta Salvatore Esposito, dell'ufficio sicurezza del centro commerciale, che ha notato una medicazione sulla guancia e un cerotto sul labbro del presidente del Consiglio, postumi dell'aggressione subita due settimane fa. Berlusconi ha stretto la mano al direttore del centro commerciale, ha passato in rassegna la barriera di casse dell'ipermercato per fare gli auguri di buon anno agli impiegati, ha preso un caffé al bar e ha fatto acquisti, in particolare in un negozio di borse e valigie. "Era sempre circondato dalla scorta e da una folla di gente, che lo ha applaudito e gli ha scattato fotografie", spiega ancora Esposito, ricordando che in passato Berlusconi ha già fatto visita diverse volte al centro commerciale di Villasanta, che dista pochi minuti in auto dalla villa di Arcore, residenza del premier.